Luci della città

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Data: 8 Ottobre 2019 18:00

LUCI DELLA CITTÀ
di e con Charlie Chaplin
Dramma, Stati Uniti, 1931

Evento concluso!

La solidarietà è intramontabile

NICOLA MAZZI

Ultima serata cinematografica per celebrare i 100 anni di vita dell’OCST. Dopo il film italiano Si può fare con Claudio Bisio e The Company Men con Ben Affleck ci siamo tuffati in un classico. Di quelli immortali e che hanno sempre qualcosa da dire: Le luci della città di Charlie Chaplin.

Al Lux di Massagno, davanti a un buon pubblico, le immagini in bianco e nero del 1931 sono state anticipate da una conferenza di Markus Krienke (professore di Filosofia moderna e etica sociale Facoltà di Teologia di Lugano).

A introdurre il tutto il nostro Andrea Puglia che ha ricordato un concetto che sta alla base di questo capolavoro che ancora non si basava sulle parole. «Questa pellicola ci fa capire che cosa è l’essenza del cinema e cioè azione e sguardo. Infatti Chaplin mette in scena una serie di eventi, comici ma anche drammatici, basati su azioni e sguardi che dicono molto di più di mille parole».

Il professor Krienke, da parte sua, ha voluto partire da quest’opera per parlare di solidarietà. Infatti il personaggio principale, l’intramontabile Charlot, ha in sé questo sentimento. Lo si può osservare in diverse scene ma soprattutto quando offre all’amata 1’000 dollari per l’operazione agli occhi. Un gesto solidale che però include anche una critica alla società dell’epoca. È infatti un barbone, e quindi un ultimo, a dover mettere mano al borsellino e ad aiutare la ragazza cieca.

E pone una questione fondamentale: nel mondo moderno la solidarietà è solo un’illusione? Una questione che si esplicita anche nello sguardo di Charlot, quello che mantiene durante il film e quello, enigmatico, dell’ultima scena. Krienke ha messo in evidenza anche che il vagabondo da un lato è sì solidale, ma d’altro lato sfrutta l’handicap della ragazza e si fa passare per quello che non è: un signore benestante ed elegante. Un modo anche scorretto e subdolo per far innamorare la fioraia. A dimostrazione che la solidarietà unilaterale e disinteressata non è attuata in modo completo.

Quasi a volerci ricordare che la vita a volte è crudele e la solidarietà non sempre esiste. Interessante anche un altro aspetto emerso durante la visione del film. La solidarietà che abbatte le classi sociali è possibile solo in alcuni momenti: quelli in cui il ricco signore  a cui Charlot salva la vita all’inizio del film  è ubriaco.

Solo quando le barriere sociali vengono abbattute dall’alcol e ricchi e poveri sono uguali esiste un aiuto reciproco. In questo senso i personaggi riescono a provare sentimenti autentici e quindi a essere anche solidali, solo se colpite da qualche forma di handicap (la cecità o l’ubriachezza), mentre appaiono insensibili o prevaricatrici se normodotate. Ecco un’altra lezione che nel 1931 Chaplin dà ai propri contemporanei.

Una lezione attuale ancora oggi. Le luci della città è un esempio concreto (anche se datato 1931) che ci ricorda come la solidarietà sia intramontabile e stia alla base del lavoro quotidiano di un sindacato come l’OCST.

La solidarietà è intramontabile>>

 

 

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