Anna Biondi - ViceDirettrice Ufficio per le attività dei Lavoratori (ACTRAV), Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL)

Centenario sindacato Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese, Castelgrande Bellinzona, 11 maggio 2019

All’inizio del mio breve intervento mi fa piacere salutare le personalità presenti:

S.E. Mons Valerio Lazzeri, Vescovo di Lugano,

On. Marina Carobbio, Presidente del Consiglio Nazionale,

Bruno Ongaro, Presidente OCST,

Adrian Wüthrich, Presidente Travail Suisse, alla quale la OCST é affiliata,

Renato Ricciardi, Segretario Cantonale OCST,

Aldo Ragusa, Segretario Amministrativo OCST

 

Cari amici, care amiche,

é con molta gioia che ho accettato di parecipare al centenario del vostro sindacato, visto che quest’anno noi stessi all’Organizzazione Internazionale del Lavoro, prima agenzia riconosciuta dalle Nazioni Unite in quanto la sola ad essere sopravvissuta alla Società delle Nazioni, festeggiamo i cento anni di vita: abbiamo preparato un percorso lungo tutto l’anno, ma certamente sono i mesi fra aprile e maggio, come per la vostra organizzazione, ad essere stati cruciali in quell’anno in cui l’Europa si risvegliava lacerata e dolente dal primo conflitto mondiale.

La vostra iniziativa arriva anche pochi giorni dopo la celebrazione del Primo Maggio, festa di san Giuseppe Lavoratore: so che quest’anno una delegazione importante ha avuto la gioia di incontrare Papa Francesco a San Pietro ed é proprio Papa Francesco, attraverso l’Enciclica Laudato Si, che ci ha spinto a trattare delle sfide proprie del nostro tempo in modo integrato: quella dello sviluppo sostenibile e quella di garantire un futuro dignitoso per il lavoro.

Pensiamo alla citazione davvero interessante della  Laudato sì, che ribadisce un’importante verità: «Siamo chiamati al lavoro [...]. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale» (n. 128).

Se guardiamo alla nostra storia, risulta evidente che le origini dell’OIL non sono solo strettamente collegate in modo solo temporale alla vostra nascita, ma il legame profondo é alla dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla Rerum Novarum fino ad oggi. Questo intreccio storico e comunanza di valori costituiscono un ottimo punto di partenza per cercare di rispondere insieme alle questioni inerenti al futuro del lavoro.

Fin dagli albori dell’Organizzazione, la missione dell’OIL è stata quella di promuovere la giustizia sociale. Oltre predicare la giustizia, tutte le fedi riconoscono il valore del lavoro: questo é anche uno sprone a riconoscere l’importanza di costruire alleanze per lavorare insieme alla realizzazione dei valori condivisi.

 Il nesso fra giustizia sociale, pace e il valore del lavoro é la base della nostra Costituzione e molti possono citare a mente dei passi, per esempio il principio che “il lavoro non é una merce”, che riflette il cuore della connessione di sviluppo economico, giustizia sociale, valore del lavoro per la persona e per la società, dignità e rispetto.

L’OIL ha lanciato una riflessione sulle proprie capacità di promuovere e accrescere la sua vocazione alla giustizia sociale, in circostanze particolarmente complesse, con il mondo del lavoro che si trova a fronteggiare crisi interconnesse e un intenso processo di cambiamento, con una complessità senza precedenti.

La prima crisi è quella dello sviluppo sostenibile, che include tutte e tre le dimensioni dello sviluppo: quella economica, quella sociale e quella ambientale.

Il sistema economico globale é incapace di fornire un lavoro di qualsiasi tipo a circa 200 milioni di persone, con una dimensione particolarmente preoccupante per i giovani: chi ha meno di 25 anni ha una probabilità tre volte maggiore rispetto agli adulti di non trovare un’occupazione.

Questi dati, comunque, non catturano la vera natura della crisi occupazionale se non si considera la dimensione qualitativa. Ci sono 168 milioni di bambini che lavorano, 21 milioni di persone che vivono in condizioni di lavoro forzato o di schiavitù, e c’è la drammatica situazione del lavoro informale.

Nei paesi in via di sviluppo, quasi la metà dei lavoratori opera in condizioni di completa informalità e ciò risulta in situazioni di marcata vulnerabilità se non di vero e proprio sfruttamento.

Quello che é piu’ preoccupante é che si ha l’impressione che il persistere della crisi sociale ed economica globale non sia in cima all’agenda politica sia nazionale che internazionale.

Si assiste pertanto, come aveva indicato il Direttore Generale dell’OIL Guy Ryder nell’incontro in Vaticano sulla Laudato Si, ad una crisi ancora piu’ profonda, quella dei valori.

Queste due crisi non sono indipendenti e non è una coincidenza che si presentino insieme: una è conseguenza dell’altra.

Sterilizzando l’agenda politica internazionale, togliendo ogni riferimento ai valori per far fronte alla visione tecnocratica dell’operatività dei mercati e del loro bisogno di maggiore efficienza, la classe politica sembra stia perdendo di vista l’obiettivo stesso che le politiche dovrebbero perseguire: crescita dell’estremismo, degli episodi di xenofobia e di disattenzione nei confronti del prossimo. È una situazione che richiede una risposta urgente da parte nostra.

Si prenda anche per esempio il dibattito sulle nuove tecnologie : la tecnologia dovrebbe essere uno strumento di liberazione e di emancipazione finalizzato al raggiungimento del benessere collettivo e al servizio del progresso delle nostre società; una via per raggiungere l’obiettivo del bene comune; invece spesso crea un timore e una situazione di pericolo proprio per i posti di lavoro che saranno o soppressi o alienati da diritti in precedenza acquisiti.

Per tutto questo, é necessario ribadire l’importanza sia delle norme internazionali del lavoro, che diventano realtà concreta per i lavoratori e le lavoratrici attraverso la ratifica delle Convenzioni internazionali del lavoro.

E’ chiaro che la ratifica non basta, ma é anche chiaro che i governi possono indicare un rinnovato impegno verso la giustizia sociale attraverso impegni concreti.

Per esempio, l’OIL ha invitato tutti i governi del mondo a ratificare almeno una Convenzione nell’anno del centenario e speriamo che la Svizzera faccia la sua parte.

La Svizzera ha ratificato tutte le Convenzioni fondamentali e quasi tutte quelle che si riferiscono alla Governance: manca la Convenzione 129 sulla ispezione del lavoro in agricoltura: visto che questo Paese é tanto attento (e a ragione!)  a mantenere anche un equilibrio fra mondo rurale e non, ci parrebbe che la considerazione di questo strumento possa essere di molta attualità.

Ci sono poi le Convenzioni cosidette tecniche, che si riferiscono a questioni specifiche del mondo del lavoro. A questo proposito é molto incoraggiante che la Svizzera abbia ratificato velocemente la Convenzione 189 sul Lavoro domestico, dando una protezione a lavoratori spesso marginalizzati nel mercato del lavoro.

Si tratta di una stima di oltre 50 milioni di persone, soprattutto donne, molto spesso migranti, che sono quasi sempre invisibili nel mondo del lavoro e che spesso non vengono considerati come lavoratori da coloro per i quali lavorano.

Con l’adozione della Convenzione n. 189, l’OIL ha fornito un quadro giuridico internazionale per il riconoscimento dei diritti di questi lavoratori, e questo fa la differenza. 

La recente Commissione Mondiale sul Futuro del Lavoro, che ha presentato in gennaio le sue conclusioni, ha anche sottolineato la necessità per i costituenti dell’Ilo (governi, sindacati e datori di lavoro) di affrontare (di nuovo o per la prima volta) le questioni del nuovo mondo del lavoro del futuro: includere fortemente i lavoratori al di  là del campo classico dell’industria, ovvero i lavoratori rurali, quelli che prestano servizi, il lavoro di cura, rilanciare i servizi pubblici di qualità, fare in modo che le imprese che lavorano su una filiera internazionale si impegnino davvero ad assicurare diritti ai lavoratori lungo tutta la catena di produzione.

E’ anche molto importante che l’Organizzazione internazionale del lavoro abbia riaffermato l’importanza dei diritti fondamentali: che il lavoro non sia mai basato sulla schiavitu’ o il lavoro forzoso, che non ci debba essere discriminazione o lavoro minorile, ma soprattutto, come diritti che permettono di acquistare gli altri diritti, che il lavoratore abbia sempre la libertà sindacale, di associazione, e che ci possa essere la contrattazione collettiva.

In varie parti del mondo c’é sempre il tentativo di cancellare la libertà sindacale e la contrattazione collettiva, mentre sappiamo bene che sono i contratti pubblici e privati a rimanere lo strumento primario di solidarietà e difesa dei diritti nel lavoro.

Certo si tratterà anche di aggiornarne molti aspetti al fine di creare una vera consultazione inclusiva e sociale, nei luoghi di lavoro e nel territorio, includendo appunto le trasformazioni tecnologiche di cui si diceva prima, ma c’é l’urgenza di trovare risposte vere e nuove per tutti, in particolare per i giovani lavoratori e lavoratrici, che devono poter partecipare in prima persona alla costruzione di politiche e di accordi che li vedano protagonisti.

Siamo a solo quasi un mese dalla Conferenza Internazionale del Lavoro che a Ginevra, come ogni anno da cento anni, chiamerà a raccolta governi e partners sociali per discutere di come migliorare la nostra azione verso le necessità dei lavoratori e le lavoratrici del mondo.

Quest’anno speriamo anche di poter adottare, tutti insieme, una Dichiarazione del centenario che – pur mantenendo immutati i principi fondanti della Costituzione, sia nel suo Preambolo che nella Dichiarazione di Filadelfia – possa indicare le nuove sfide da raggiungere, non solo accontentarci del lavoro svolto.

Credo che anche il vostro sindacato stia facendo una riflessione simile: si festeggiano i cento anni e gli importanti risultati raggiunti soprattutto per guardare avanti a quello che resta da fare nel nostro cammino.

Vorrei chiudere ricordando come nel 2000 Papa Giovanni Paolo II durante il Giubileo dei lavoratori lanciò un appello per la creazione di una coalizione mondiale a favore del lavoro dignitoso. Tanto si é fatto , ma abbiamo ancora una straordinaria opportunità di raggiungere i valori e degli obiettivi che condividiamo.

Vi auguro di cuore di continuare ancora a trovare energie e idee innovative per una sempre maggiore partecipazione di lavoratrici e lavoratori, giovani e meno giovani, pensionati, del servizio pubblico o dell’industria o dei servizi, che vogliano partecipare attivamente alle iniziative del sindacato OCST per realizzare insieme i vostri obiettivi di libertà e dignità nel lavoro, di tutela dei diritti fondamentali che includono anche la salute e la sicurezza, un salario adequato, la possibilità di gestire tempo di lavoro e tempo per la famiglia e lo svago, la sicurezza sociale, la formazione continua dall’educazione di base di qualità alla formazione durante gli anni di lavoro e fra lavori diversi.

Le sfide sono molte, sia per l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sia per il movimento sindacale: ma sappiamo bene che non ci si puo’ arrendere ad una visione di società che tratta il lavoro come merce, come si era detto avanti, e che impegnarsi per il lavoro dignitoso in definitiva significa anche impegnarsi per una società davvero democratica e dove si costruisce la convivenza pacifica e il bene comune.

Auguri dunque per i vostri cento anni e per lo meno altri cento a venire!